Il vetro di Murano ha una storia antica, con radici profonde nel territorio veneto. Alcuni storici ritengono che la tradizione possa aver avuto inizio nel VII secolo, altri affermano nel X secolo, con la consacrazione della basilica di Ss Maria e Donato, dove risplendono di luce propria i mosaici bizantini dell’abside e il pregiato pavimento risalente al 1141. Come afferma Marilyn Perry in La basilica dei Ss. Maria e Donato: “in effetti entrando in chiesa, il fedele posa il piede su di un tappeto ricco e variegato che lo porta fino al cielo dorato dove sta solitaria la Vergine, i piedi appoggiati ad un cuscino bordato di colori e motivi simili a quelli del pavimento”.

La storia del vetro di Murano è antica, forse di più della stessa basilica, all’interno della quale è possibile ammirare il mosaico absidale raffigurante la Madonna orante su un fondo d’oro, avvolta nel maphorion blu intenso e con le mani aperte sul petto in segno di preghiera. Questo mosaico muranese rappresenta uno dei più alti risultati di un maestro veneto dell’epoca che ben ritrae lo scenario a quei tempi: una tendenza artistica che ricalca il linguaggio bizantino. Il pavimento musivo è composto da marmi e paste vitree policrome e realizzato mediante tecniche come opus sectile e opus tessellatum, che riguardano il modo di tagliare e inserire tessere, pietre e marmi.

Il mosaico

Le fonti circa la tecnica di esecuzione dei mosaici sono scarse: ci si basa sugli scritti che sono giunti fino a noi. Generalmente, per i mosaici pavimentali, la tecnica era la seguente: il terreno, scavato e preparato, veniva poi ricoperto da una prima gettata di malta costituita da ciottoli, calce spenta e pozzolana, e poi un secondo ed un terzo di composizione differente. Una volta preparato il sottofondo, il mosaicista eseguiva la sinopia, ossia la bozza del disegno che avrebbe poi realizzato. Solo a questo punto entrano in gioco le tessere di pietra o le paste vitree tagliate di Murano di dimensioni che variavano, in base alla tecnica, da 2 a 20 millimetri di larghezza, con uno spessore dai 3 ai 25 millimetri. Preparate le tessere, veniva predisposto l’ultimo strato, magari di calce spenta e cocciopesto. Su questo veniva riportato il disegno con l’aiuto dei cartoni preparatori, un ultimo strato che fungeva anche da legante. Infine, il lavoro terminava con l’inserimento delle tessere con le mani o con l’ausilio di pinzette nel caso in cui le loro dimensioni fossero davvero troppo piccole. Ed è così che prosegue la fusione tra arte veneta e bizantina, tra tessere di vetro e mosaici a sfondo dorato. Ancora oggi i vetri che provengono dall’isola di Murano vengono utilizzati per produrre mosaici bizantini di altissima qualità, un vero e proprio trionfo dei colori.

La tecnica del vetro smalto tagliato

Rimanendo in tema vetro di Murano, bisognerà far riferimento al vetro smalto tagliato. La tecnica del mosaico in vetro smalto tagliato deriva direttamente dai mosaici di epoca bizantina. Queste tessere di Murano sono di forma quadrangolare, di misura compresa tra i 3 e i 10 millimetri, con uno spessore di circa 5 millimetri. Gli strumenti impiegati per tagliare e sagomare le singole tesserine sono la martellina ed il tagliolo, il quale è fissato ad un ceppo di legno. Per applicarle accuratamente, invece, si usano delle pinzette.

Le tecniche con cui si realizzano questi mosaici sono diretta e indiretta. Secondo quest’ultima, le tessere, precedentemente tagliate in varie misure, vengono incollate al rovescio su un supporto cartaceo; in un secondo momento il mosaico viene rovesciato ed applicato, con un composto di colla e cemento, in un contenitore in legno. A questo punto il mosaico viene messo in pari e poi stuccato tra tessera e tessera. Nella tecnica diretta, invece, le tessere, tagliate a misura con la martellina, vengono inserite direttamente in una cassetta di legno su una base di stucco.

Attualmente, il mosaico creativo è un’antica tecnica che viene riproposta in chiave moderna, riuscendo in risultati straordinari. Fare mosaici, in questo caso, corrisponde a decorare con la maestria del mosaico di vetro e realizzare o rinnovare piccoli e grandi oggetti di arredamento. In questo scenario ricorrono le tessere in vetro di Murano, riflettenti e di notevole varietà cromatica, e quindi largamente impiegate per mosaici parietali e pannelli.

Le tessere di vetro, comunemente chiamate “smalti”, vengono prodotte tramite fusione in laboratori altamente specializzati. Nella realtà, ad essere precisi, bisognerebbe dividerli in almeno tre categorie: le paste vitree, gli smalti e le paste vitree a foglia metallica d’oro e d’argento.

Le paste vitree sono prive di piombo, alquanto trasparenti ed omogenee. La loro pigmentazione si ottiene aggiungendo, al momento della fusione, dei coloranti costituiti in larga parte da pigmenti metallici.

Al contrario gli smalti veri e propri si ricavano da una fusione vetrosa alla quale si aggiunge il piombo, ossidi e sali metallici. Rispetto alle paste vitree, gli smalti sono più opachi e dispongono di una ben più ampia gamma di colori. Inoltre, risultano più semplici da tagliare poiché l’aggiunta del piombo li rende meno soggetti a scheggiarsi. Un altro aspetto che li contraddistingue è sicuramente la brillantezza.

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