Murano è l’isola del vetro soffiato. Divisa in nove isolette collegate dall’ampio canale, la destinazione veneta è diventata il punto di riferimento dell’artigianato tricolore. Intere generazioni di vetrai si sono dedicate all’iconica e affascinante lavorazione di oggetti diventati famosi in tutto il mondo. I documenti pubblicati fin dal 1291 testimoniano infatti la concentrazione dei forni lungo il Rio dei Vetrai di Murano, area dell’isola in cui ancora oggi è possibile ammirare il funzionamento dei più antichi laboratori. Le tecniche si sono successivamente evolute – complice anche l’innovazione tecnologica – preservando però il vero spirito dell’arte vetraria: la creazione di un tessuto coloratissimo, un trionfo di sfumature cromatiche che possono essere decorate a piacimento.

La secolare storia della tecnica di lavorazione con le murrine

Il passare del tempo è spesso nemico della tradizione: le tecniche di lavorazione possono essere dimenticate o sostituite da strumenti più moderni e performanti. Solo raramente è possibile riscoprire – a distanza di secoli – le manipolazioni artigianali del passato. La murrina affonda le sue radici nell’artigianato dell’epoca romana; dopo essere caduta in disuso nel corso dei secoli, viene riscoperta e riportata in auge soltanto a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. Raggiunge poi il suo apice nel Novecento e consente di sperimentare alcuni metodi di lavorazione ormai dimenticati da tantissimi anni. L’interessante storia di questa tecnica è molto suggestiva: dopo 2000 anni di dimenticanza, ha fatto parlare di sé per il tripudio di colori che possono essere modellati secondo un disegno a piacere.

La centralità di Vincenzo Zanetti nel 1878

È importante ricordare che il procedimento in questione è più antico della soffiatura, e si attesta molto probabilmente come il primo tentativo decorativo dell’isola. Il termine murrina viene poi impiegato per la prima volta dall’abate Vincenzo Zanetti. Siamo nel 1878 e l’artigianato veneto si trasforma lentamente nel patrimonio culturale e artistico a cui tutti noi siamo abituati. Zanetti è il primo a fondare alcuni tra i luoghi simbolo della tradizione di Murano: tra i tanti, ricordiamo il Museo Civico Vetrario, la celebre Scuola del Vetro e l’imponente Biblioteca popolare circolante di Murano. La murrina (al tempo conosciuta come “Murrino”) fa dunque riferimento agli oggetti di epoca romana impiegati come ciotole o piccoli vasi domestici. Qual era la particolarità di questi manufatti? Le decorazioni in vetro-mosaico (connubio tra arte veneta e bizantina) che raffiguravano scene naturali molto semplici (come fiori e sagome di animali) o elementi decorativi geometrici e/o astratti. Si torna così allo studio della tradizione; intere famiglie di vetrai comprendono quanto il passato possa essere motivo di sperimentazione e miglioramento delle tecniche ottocentesche.

La lavorazione con le murrine dalla A alla Z

Il processo di lavorazione è in realtà semplice e intuitivo: per creare una murrina è necessario fondere al forno alcune tessere monocrome oppure sezioni di canna in vetro policromo.

vaso murrine in vetro di muranoIl procedimento è dunque il seguente: in primo luogo, si immerge la punta di un’asta metallica nel crogiolo contenente il vetro fuso. Quest’ultimo dovrà essere di una sfumatura cromatica coerente alla decorazione finale. Dopo che il vetro della prima fornace si è raccolto sull’estremità dell’asta, quest’ultima viene immersa in un crogiolo contenente una massa di vetro fuso di colore differente. Il procedimento è lo stesso e può essere ripetuto per un numero di volte straordinariamente alto se la composizione finale necessita di strati e sfumature cromatiche a contrasto.

L’artigiano che ha seguito minuziosamente le prime due fasi di lavorazione, ha finalmente ottenuto una massa di tessuto vitreo policromatico di forma cilindrica (la cui struttura si aggira solitamente intorno ai 5 o 6 kg). Sarà dunque compito dei due addetti specializzati – chiamati tiracanna – riportare il bolo di vetro alle dimensioni di una bacchetta. I passaggi necessari prevedono dapprima l’utilizzo di una piastra in bronzo o materiale ferroso – di nome bronzìn – che definirà al meglio la forma cilindrica del vetro, e successivamente la presenza di una seconda canna metallica opposta alla precedente. I tiracanna otterranno così la forma sottile, snella e allungata che servirà per completare il processo di lavorazione; il vetro è ancora caldo, e viene dunque depositato su traversine di legno allo scopo di agevolare il raffreddamento del materiale. Solo successivamente si taglierà la sottilissima murrina in sezioni non superiori ai 70 centimetri di lunghezza circa.

Questa tipologia di lavorazione permette di creare decorazioni straordinariamente affascinanti; parliamo di cerchi concentrici policromatici che sembrano avvicinarsi e fondersi senza mai toccarsi davvero. Nel caso in cui si preferissero composizioni visuali geometriche o solide (fiori e animali, ad esempio) sarà invece necessario plasmare il bolo vitreo con appositi macchinari dotati di “costolature verticali” della forma desiderata.

Dopo aver ottenuto le apposite bacchette da 70 centimetri di lunghezza, si completa la tecnica di lavorazione allo scopo di ottenere la murrina desiderata, ovvero il prodotto finale. Ogni canna di vetro policromo viene accuratamente tagliata in medaglioni di circa 1-2 centimetri di lunghezza allo scopo di ottenere tasselli di mosaico che siano in grado di arricchire oggetti d’arredamento e non solo.

Tecnica delle murrine e oggettistica

Le murrine sono le protagoniste indiscusse dell’omonima tecnica vitrea; il laboratorio che desidera impiegarle per la creazione di prodotti unici e inimitabili, deve quindi selezionare una vasta gamma di “tasselli del puzzle” e disporli su una piastra metallica rivestita da materiale refrattario. È importante organizzare i colori a seconda del risultato finale che si desidera ottenere. Solo a questo punto si potrà passare alla fase decorativa vera e propria, quella che consentirà di ultimare il vaso, il bicchiere, la bottiglia, il centrotavola o il fermacarte desiderato. Le murrine vengono così spostate nell’apposita fornace fino a quando i loro bordi non iniziano a fondersi gli uni con gli altri.

In questa fase, l’esperienza dell’artigiano è centrale poiché la composizione a mosaico viene estratta ancora calda e armonizzata manualmente allo scopo di eliminare gli spazi tra le tessere del mosaico. La superficie sgargiante così ottenuta viene fatta aderire all’oggetto da decorare attraverso un sistema che permette di rivestire qualsiasi forma. Il trionfo di colori si trasforma in una veste di medaglioni policromi che viene fatta raffreddare con estrema cura. Il risultato è infine pronto ad affascinare gli appassionati di Murano grazie ad un connubio di eleganza, resistenza e originalità senza eguali.

Bottiglie, vasi, gioielli e soprammobili di ogni forma e dimensione sono il pretesto per acquistare un pezzo unico dotato di certificato di originalità. Dalle mani dei nostri artigiani nascono opere d’arte dal colore sgargiante; queste ultime incarnano il vero spirito della tradizione e sono in grado di riportare in auge l’incanto delle murrine dall’epoca romana fino ai nostri giorni. I complementi d’arredo che trovi su GV Oggettistica sono ideali per arricchire una casa dal gusto tradizionale o moderno. Non esistono limiti stilistici: ogni pezzo è un investimento unico per la tua collezione o per la tua dimora.