La lavorazione del vetro di Murano è una delle tradizioni più antiche di Venezia e dell’isola di Murano. I maestri vetrai, nel corso dei secoli, hanno utilizzato diverse tecniche. Una delle tecniche più antiche, applicata alla lavorazione del vetro, è la murrina. Scopriamo insieme le origini di questa tecnica e come i vetrai la applicano durante la lavorazione del vetro.

Le origini

La parola “Murrina” venne utilizzata per la prima volta verso la fine del 1800 dall’abate Vincenzo Zanetti. Quest’ultimo aiutò Murano a riprendersi dalla crisi che colpì l’arte della lavorazione del vetro, causata dall’emigrazione dei maestri vetrai in tutta Europa.

Attraverso il termine “Murrina” egli faceva riferimento ai vasi e ciotole che venivano realizzati dal popolo romano utilizzando sezioni di canna; all’interno di ognuna di esse erano presenti alcuni disegni che in taluni casi rappresentavano figure astratte o reali, oppure fiori o animali. Questa tecnica venne privilegiata in particolar modo dai mastri vetrai alessandrini. Durante il 61 a.C, Gneo Pompeo Magno, storico rivale di Gaio Giulio Cesare, diede l’ordine di esporre presso il tempio di Giove alcuni vasi realizzati in murra, una pietra molto preziosa che all’epoca veniva spesso impiegata nella realizzazione di tazze e vasi.

I vasi esposti nel tempio possedevano una caratteristica molto particolare: emanavano un odore singolare. La spiegazione a ciò è da ricondurre a due motivazioni: la prima, riguarda la resina che è stata utilizzata nella lavorazione dei vasi stessi la seconda, invece, è inerente al fatto che all’interno di quei vasi venivano conservati dei profumi. Da qui il termine murrha è riconducibile a myrra, cioè mirra (profumo). Nel corso del I secolo a.C il popolo romano realizzò vasi in vetro che si avvicinavano allo stile dei vasi che Gneo Pompeo espose all’interno del tempio.

Durante l’epoca medioevale la produzione di vasi a murrina ebbe un tracollo ed i mastri vetrai smisero di applicare quella tecnica alle loro lavorazioni. Gli artigiani che lavoravano il vetro a Venezia, durante il 1500, crearono alcuni prodotti che erano molto simili alle opere realizzate dai romani. Da qui, nel corso del 1800 si fece viva la volontà di riprendere la lavorazione a murrine del vetro da parte del cardinale Vincenzo Moretti. Così il termine murrino entrò a far parte del mondo della lavorazione del vetro e, nello specifico, venne attribuito alle singoli sezioni di canna e agli oggetti realizzati attraverso le loro composizioni.

Come viene lavorato il vetro a murrine

La lavorazione a murrine del vetro prevede un procedimento lungo e articolato. Per realizzare semplici murrine a strati circolari è indispensabile che all’interno della fornace siano presenti dei crogiòli in vetro di diverse colorazioni e allo stato molle.
L’addetto ai lavori, mediante un’asta di ferro, prende un campione di vetro da un crogiòlo e successivamente lo copre ponendogli sopra altro vetro prelevato da un secondo crogiòlo, e così via. In questo modo vengono sovrapposti più strati di vetro (tutti di colore diverso) che andranno a formare un cilindro dal peso variabile (solitamente oscilla tra i cinque e sei chilogrammi). Dopo aver realizzato questo cilindro sarà cura del vetraio dargli una forma regolare; ciò avviene mediante l’uso di una piastra di ferro o bronzo su cui il cilindo viene fatto rotolare. Dopodichè due operai specializzati, denominati “tiracanna”, si occuperanno di stirare il pastone: lo scopo è di raggiungere il diametro che il vetraio si è prefissato di raggiungere a inizio lavorazione. Da questa lavorazione quello che si otterrà sarà una murrina caratterizzata da disegni a forma concentrica.

In realtà, durante la realizzazione dell’opera, il maestro vetraio può scegliere di versare il composto all’interno di alcuni stampi di svariate forme: fiore, stella, cuori, e via dicendo. In questo modo sarà possibile ottenere una murrina diversa dalle altre.

Le canne ottenute dalla lavorazione vengono impiegate per realizzare le perle a mosaico, piatti, ciotole, oppure ciondoli. Nel caso in cui si decidesse di realizzare le perle sarà necessario rivestire lo strato di vetro fuso con diverse canne utilizzando proprio quest’ultime. Infine bisognerà metterle tutte insieme utilizzando semplici strumenti e dare la forma che più si desidera.

Nel caso in cui il vetraio deve realizzare una ciotola la procedura sarà differente da quella descritta sopra. Sarà necessario, infatti, effettuare una struttura di sezioni di canna a freddo; in questo modo sarà possibile ottenere un oggetto a forma discale, dandogli poi la forma desiderata. Dopo averlo portato a fusione ed ottenuto un disco compatto, la futura ciotola dovrà raffreddare e solo allora si potrà posizionare all’interno di uno stampo ceramico. Il passaggio successivo sarà di portarlo nuovamente a temperatura: in questo modo il pastone assumerà la forma dello stampo su cui è stato posizionato. Il lavoro finale consisterà in una rifinitura dell’oggetto stesso.

Utilizzando diverse bacchette di murrina è possibile realizzare ciondoli decorativi amati perlopiù dalle signore. Ognuno di essi presenta diametro e colori diversi. La loro realizzazione è stata possibile grazie ad una invenzione di Ercole Moretti. Vennero infatti creati alcuni cerchietti utilizzando una fettuccia di rame al cui interno erano presenti segmenti di murrina. Una volta fatto fondere l’oggetto e rimosso il rame viene eseguita una rifinitura.

Durante il XIX secolo alcuni dei maestri vetrai, che hanno segnato la storia di Murano, realizzarono alcune murrine che rappresentavano figure particolarmente complesse. È il caso di Giovanni e Giacomo Franchini, i quali diedero vita a veri e propri capolavori ispirati dalla bellezza di Venezia, come ad esempio le gondole e il Ponte di Rialto. Queste opere non venivano realizzate mediante l’uso della fornace bensì mediante alcuni procedimenti particolarmente complessi che richiedevano diversi passaggi. Anche Luigi Moretti realizzò murrine che con il tempo fecero la storia; egli però utilizzava una tecnica diversa dai Franchini. Le murrine da lui realizzate erano perlopiù ritratti; quella più celebre riguarda il ritratto di Cristoforo Colombo.

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