Eccellenza non solo del territorio lagunare e italiano, ma a anche a livello internazionale, il vetro che viene prodotto a Murano ha subito diverse crisi nel corso della storia. In Italia si contano attualmente circa 250 imprese vetrarie attive, di cui oltre la metà ubicate proprio sull’isola di Murano. In questo luogo la lunga tradizione di tecniche e materiali impiegati ha ricevuto adeguata tutela per diversi secoli. Negli ultimi anni, tuttavia, la produzione del vetro di Murano si trova fortemente a rischio.

Le ragioni della crisi sono varie, a partire dalla concorrenza sleale asiatica, a cui bisogna aggiungere il fenomeno della contraffazione. Nonostante la situazione odierna sia piuttosto difficile per il vetro di Murano, le più antiche vetrerie continuano comunque a produrre pezzi unici e di straordinaria bellezza artistica, resistendo alle numerose difficoltà economiche ed occupazionali. Queste botteghe specializzate ricorrono all’innovazione per fronteggiare un sistema economico sempre più spietato, commercializzando oggetti di grande fascino e destinati ad arredare le case di tutto il mondo.

Le statistiche parlano chiaro. Le vetrerie di Murano riescono a rispondere alla crisi con grande determinazione e tenacia. Nonostante le incessanti problematiche e la mancanza di interventi legislativi adeguati, i centri di produzione cercano di puntare al futuro, per dare la giusta importanza al settore. Nell’ultimo ventennio sono infatti sorte tante imprese che rappresentano un terzo di quelle ad oggi attive. I dati sul fatturato sembrano poco rassicuranti, ma nonostante tutto, il vetro di Murano rimane una tradizione che merita di esistere ancora a lungo.

Le origini della crisi del vetro di Murano

L’industria vetraria ha sicuramente influenzato la vita dell’intera comunità di Murano, sia in passato che fino ai nostri oggi. L’isola è stata infatti il centro industriale più importante della Serenissima, con la quale ha condiviso i periodi di maggiore prosperità, ma anche quelli di profonda decadenza.

L’esercizio del mestiere di vetraio un tempo non era libero, ma veniva consentito solo agli iscritti ad una determinata arte, anche al fine di garantire una certa stabilità dal punto di vista sociale ed economico. Lavorare il vetro implicava un meticoloso lavoro di squadra, che prevedeva specifiche gerarchie e il possesso di specializzazioni. Esistevano anche dei regolamenti che stabilivano come lavorare la materia prima, i salari, e altre varie norme sulla concorrenza. All’interno della fornace il gastaldo si occupava di vigilare sulla disciplina degli apprendisti, supportato da padroni, che formano il corpo direttivo dell’intera comunità artigianale.

Il 1271 fu l’anno in cui venne riordinato lo statuto dei vetrai, che regolamentava il settore e rimase in vigore fino ai primi dell’800. In quel periodo il lavoro dei vetrai veniva sospeso durante i mesi di agosto e settembre, per ragioni organizzative e commerciali, perché la produzione doveva solo soddisfare le richieste locali.

Nel ‘400 la produzione rimaneva attiva solo per 7 mesi, tanto che i maestri vetrai non riuscivano a guadagnare in modo sufficiente per sostenere le proprie famiglie e ciò portò il governo della Serenissima a prolungare il periodo di lavoro con le “cavate“, attive fino al secondo dopoguerra, proprio per contrastare la crisi salariale. Nel corso degli anni ‘50 poche vetrerie riuscivano a sostenere i disagi economici, in quanto rimanevano attive al massimo per 8 mesi all’anno, con conseguenti aggravi per gli apprendisti.

Solo dopo la Seconda guerra mondiale, iniziarono a diffondersi i primi contratti di lavoro, per equiparare il grande divario fra i salari a tariffa dei maestri e quali a giornata degli operai. Nonostante la presenza dei sindacati, il contratto di lavoro si risolveva in un semplice accordo tra il lavoratore e il padrone, senza alcuna garanzia previdenziale o giornate di ferie retribuite. Il salario veniva quindi stabilito giornalmente o cadenza settimanale, talvolta a cottimo. Tutto questo generò forti disparità fra le condizioni applicate dalle varie fabbriche.

La crisi del vetro di Murano dal ‘900 ad oggi

bottiglia in vetro di muranoLa vita dell’isola è dipesa storicamente proprio dalla lavorazione del vetro e a partire dal ‘900 si è gradualmente verificato un ridimensionamento del personale assunto all’interno delle fornaci. A questo proposito, uno dei maggiori motivi che ancora oggi preoccupano i produttori del vetro di Murano, è l’estrema difficoltà nel reperire personale specializzato.

La struttura delle vetrerie segue lo schema delle piccole imprese in cui solitamente lavorano al massimo fino a 5 dipendenti assunti con contratti a tempo determinato. Fino alla prima metà del secolo scorso il mestiere di vetrai veniva considerato un lavoro sicuro e stabile, ma, con il passare del tempo, i giovani non ebbero molte garanzie sulle quali contare. Durante gli anni ’70 molti ragazzi, anche non provenienti da Murano, si recarono sull’isola per apprendere le tecniche di lavorazione, oltre che per fare carriera ed aprire in proprio una vetreria. Negli ultimi anni, tuttavia, le cose sono notevolmente cambiate.

La difficoltà nel trovare il personale è spesso da ricondurre alla scarsa specializzazione dei candidati, che non dispongono di esperienza o di spiccate abilità manuali. A tutto questo bisogna aggiungere il salario basso, aspetto che rende il lavoro di vetraio poco appetibile per i più ambiziosi.

Una forte crisi del fatturato si è registrata a cavallo fra gli anni ’90 e il 2013, periodo in cui il vetro di Murano ha subito un grande contraccolpo, tanto che le vetrerie hanno deciso di adeguarsi alle nuove logiche di mercato adottando moderni sistemi e tecniche. Le varie fornaci hanno così deciso di puntare maggiormente sull’illuminazione, introducendo strategie di marketing e promozioni che hanno soprattutto interessato il mercato estero.

Buona arte del fatturato odierno proviene infatti dagli USA, Russia e Giappone. Nonostante la stabilità delle esportazioni, molti produttori di vetro di Murano sono chiamati a fare i conti con la contraffazione. Ecco perché diverse associazioni di categoria insistono per l’istituzione di un marchio ad hoc, che permetta di valorizzare la firma e l’originalità dei prodotti di Murano.

Vetro di murano: l’eccellenza che resiste nel tempo

L’innovazione tecnologica e l’adeguamento della produzione assicurano buone prospettive per il vetro di Murano, ma si rendono comunque necessari interventi di tutela, specialmente che mirino ad abbattere il fenomeno della contraffazione asiatica. Occorrono anche incentivi per i lavoratori. L’età media degli impiegati oggi è compresa fra i 43 e i 50 anni. Nonostante l’organizzazione di corsi per apprendere le nuove tecniche artistiche, il cambio generazionale si mantiene lento, con una conseguente riduzione dell’occupazione.

In ogni caso, la lavorazione del vetro di Murano oltrepassa le logiche strettamente commerciali. Ogni maestro è un vero artista che esprime la sua bravura e creatività realizzando pezzi unici e destinati ad acquisire valore nel corso del tempo. Gli oggetti di murano coniugano anche armonia e collaborazione fra i vari artigiani, e raggiungono un certo orgoglio che si riflette oltre le mura della fornace. Di fronte a questo scenario si spera fortemente che l’eccellenza del vetro di Murano possa non arrestarsi mai.