Il vetro di Murano è ormai un vanto diffuso in tutta Italia, tanto da aver preso piede anche nel mondo grazie all’intraprendenza degli artigiani locali. Al giorno d’oggi la lavorazione del vetro di Murano è talmente diffusa da non necessitare di introduzioni. L’interrogativo che nasce spontaneo è: come mai in quest’isola della laguna di Venezia si è diventati così esperti nella lavorazione del vetro? Per rispondere esaustivamente bisogna fare un passo indietro. Basterà, infatti, ricalcare le orme storiche di questa affascinante e apprezzatissima disciplina.

Le origini della lavorazione del Vetro a Murano

Murano si erge in un punto strategico del Veneto: questo centro abitato si trova a nord-est di Venezia ed è composto da ben sette isole. L’area, in epoca pre-romana, ha rappresentano il punto perfetto per effettuare scambi marittimi, facendo confluire al suo interno tutte le merci, all’epoca innovative, provenienti dall’Oriente. Gli scambi hanno permesso alle influenze romane e orientali di entrare a gamba tesa nell’area Adriatica, ed è per tale ragione che non desta sospetto la naturale propensione degli artigiani alla lavorazione del vetro.

Lo slancio commerciale e creativo si registrò in epoca medioevale, quando i veneziani ereditarono l’arte della lavorazione del vetro sodico dagli orientali. Si tratta di una pratica a caldo che permise loro di distinguersi per eleganza, creatività e sapiente uso dei colori. La lavorazione non era molto conosciuta e all’epoca nacque una diatriba in merito all’utilizzo migliore del vetro. Per i veneziani l’intuizione fu quella di lavorare a caldo sostenendo che la materia fosse malleabile allo stato incandescente e che i colori rimanessero vividi una volta raffreddati. Per la tradizione nordica, invece, la capacità di valorizzare il vetro, così come nella scultura, stava nel taglio della materia.

Le teorie più accreditate testimoniano nel 982 d.C. la presenza dei primi vetrai veneziani. Murano che porta oggi il nome del vetro in tutto il mondo, divenne il centro focale della disciplina soltanto nel XIII secolo. Al suo interno si distinsero i migliori artigiani dell’intera area adriatica ed è per tale ragione che oggi il vetro di Murano porta sulle spalle il peso della storia.

Murano: centro delle vetrerie veneziane

Come è possibile che in una sola area confluisse l’intera arte del vetro? A questa domanda è facile dare una risposta. Le vetrerie di Venezia, attive con ogni probabilità già prima del mille, erano le principali responsabili di tragici incendi che fornivano copiosi disagi nelle costruzioni legnose dell’epoca. Per questo motivo si rese necessario spostare il lavoro degli artigiani nell’area di Murano, dove l’industria crebbe a velocità sostenuta.

La celebre arte della lavorazione del vetro confluì quindi in una sola area, permettendo a Venezia di avere maggiore controllo sulla crescita di quella disciplina che stava contribuendo a rendere celebre la Serenissima. Nonostante le severe restrizioni e la gelosia nutrita nei confronti dell’arte, qualcuno riuscì ad importare la disciplina e le tecniche innovative degli artigiani. Col tempo anche all’estero cominciarono ad essere ispirati e a fabbricare vetri di Murano. Sebbene la svolta accrescesse il vetro e i vetrai veneziani, l’industria subì un severo calo economico. Nonostante i colpi e i drammi da parare, Murano ne uscì più forte di prima, continuando in quella nobile arte che ormai portava il suo nome e il suo stemma.

L’evoluzione storica dei composti del vetro

Gli articoli in vetro di Murano, come quelli proposti da noi di GV Oggettistica, entrano nelle case nella loro splendida forma e colorazione finale. Questi lasciano che le imperfezioni e le decorazioni manuali accrescano il risultato finale, ma la lavorazione del vetro richiede un certo impegno e nel tempo ha scandito diverse tappe in termini di materiali e composti.

Nel Quattrocento a Venezia gli oggetti in vetro acquisirono una certa importanza. Il vetro soffiato agli inizi veniva conservato in poche quantità, ma, con l’evoluzione creativa dell’oggettistica dei vetrai, riuscì ad avere un ruolo chiave nella storia. Nel XV secolo si deve anche la comparsa di opere su vetro cristallino, un vetro che, come si evince dal nome, appare purissimo. Questo materiale trasparente veniva considerato tela fertile per la colorazione. Il vetro puro però rese il vetro cristallino adatto soprattutto a oggetti incolori.

Il Cinquecento è, invece, il periodo storico in cui il vetro diventa protagonista indiscusso grazie al cristallo colorato o al vetro bianco (lattimo) decorato a filigrana. Il vetro diventa tela da decorare con orli, merletti, graffiature e nasce proprio in seguito a questa sperimentazione il vetro ghiaccio, un materiale rugoso alla vista e al tatto.

Dopo un calo registrato nel Seicento, il vetro di Murano rinasce tra Settecento e Ottocento. I segreti professionali della lavorazione del vetro si divulgarono velocemente, accrescendo il valore degli oggetti nati dall’abilità degli artigiani veneziani. Quella che fu l’intuizione veneziana sull’incandescenza e morbidezza del vetro in epoca medievale ha oggi basi scientifiche.

La composizione della materia prima

Il vetro è costituito da silice e passa allo stato liquido se sottoposto a temperature elevate. Quando il vetro passa dallo stato liquido a quello solido, si registra la prima fase della lavorazione: il materiale è infatti malleabile. Più nel vetro è presente ossido di sodio, maggiore è la lentezza nel passaggio alla solidificazione. L’ossido di sodio in quantità sufficienti è necessario all’artigiano affinché si possa avere tempo per plasmare la materia. Alla lavorazione possono aggiungersi anche nitrato, arsenico e sodio. Nella fase della prima lavorazione, gli artigiani sperimentarono il cristallo, il lattimo (o il vetro bianco,) la soffiatura e il sommerso. La seconda fase della lavorazione riguarda invece tutto ciò che concerne la decorazione e la colorazione.


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